23andMe

23andMe

La Food and Drug Administration (FDA) ha approvato il primo test genetico faidate che può aiutare a determinare il rischio di sviluppare alcune malattie in alcuni individui in particolare.

Una decisione a lungo attesa, che oggi permette all'azienda di 23andMe di commercializzare un test per 10 malattie genetiche, tra cui il morbo di Alzheimer e il morbo di Parkinson, per i consumatori casalinghi e spiana la strada per un'ondata di esami diagnostici fatti in casa. L'azienda afferma che inizierà ad offrire il suo nuovo servizio nei prossimi mesi.

“E' un momento di svolta per noi e per la FDA,” dice Kathy Hibbs, assistente legale di 23andMe, che ha sede a Mountain View, in California. “Siamo tutti molto stanchi e molto felici.”


Dal 2006, le persone hanno iniziato ad inviare piccole fiale contenente saliva all'azienda 23andMe, a cui viene analizzato il DNA, tanto da fornire uno sguardo genetico nelle ascendenze e nel corredo biologico dei proprietari, come ad esempio, il colore dei capelli. L'azienda, tramite questo test è in grado di analizzare il rischio di una persona di sviluppare 240 condizioni di salute, ma la FDA ordinò di fermare il servizio nel 2013. L'agenzia, infatti, era preoccupata che i consumatori si potessero basare su informazioni fornite dalla società 23andMe sul prendere decisioni mediche, nonostante l'incertezza della precisione dei dati.

Due anni più tardi, nel 2015, la FDA ha facilitato tali restrizioni, consentendo alla 23andMe di rivelare ai propri clienti che effettuavano test genetici presso di loro, alcuni fattori di rischio e di causa inerenti a 36 malattie. 

La sentenza odierna permette, invece, all'azienda 23andMe di rivelare ai propri clienti  la presenza di mutazioni genetiche fortemente associate con un piccolo gruppo di condizioni mediche; queste includono il morbo di Parkinson, la malattia di Alzheimer, la celiachia e una malattia del sangue ereditaria chiamata trombofilia. Ma questo test rimane pur sempre un test, quindi, non è equivalente ad una diagnosi medica, perché lo stile di vita, la storia medica familiare e l'ambiente sono ulteriori fattori che influenzano il rischio di una persona di sviluppare una determinata malattia.

Hank Greely, un bioeticista presso la Stanford University in California, si preoccupa che i consumatori potrebbero non comprendere i limiti dei risultati dei test senza l'aiuto di un consulente genetico o di un medico.

Eppure, è soddisfatto dalla decisione della FDA, perché 

“Questo dimostra che lavorare con la FDA può essere un percorso in avanti”, dice Greely. “Silicon Valley ha una nevrosi circa la FDA e la regolamentazione, il che non è utile - in particolare nel settore sanitario, dove le vite sono in gioco.”

Torna alla home