Grasso è bello, confortevole e familiare, in grado d' ispirarci complicità. Grasso è umano perché è un problema vero, riconoscibile e centrale nel nostro tempo. Grasso è declinato spesso al femminile, come dimostra la diffusione dei disturbi alimentari tra le donne.

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In un mondo che da decenni lo demonizza, quel grasso esteticamente incongruo, e che ha identificato una paladina della guerra contro l' obesità in una signora possente ed emblematica come Michelle Obama; in una società colma di grassone relegate in un' immagine grottesca, perché disturba nell' incarnare (alla lettera) il nostro vizio dell' eccesso; in quest' Occidente consumistico e malato dal cibo persino là dove non sembra (in Cougar Town, serie tivù di successo, una splendida quarantenne si rimpinza di dolci in segreto come tutte le sue amiche), il grasso trova un riscatto, un' emozione narrativa, una trasposizione inventiva ne Il mio corpo elettrico, terzo libro (dopo La strada di casa mia e Le ragazze) della bella e magra canadese Lori Lansens, scrittrice meritevole degli inni di Isabel Allende su Time Magazine. Ogni donna anche non sovrappeso dovrebbe assaporarne la lettura. Perché raccontando la storia di Mary Gooch, incarcerata in un corpo immenso che lei non riesce a identificare come tale, e desolata nel vedere la sua grassezza riflessa negli sguardi pietosi o disgustati degli altri, il romanzo ci trasmette le complicanze della percezione della fisicità, soprattutto femminile, in quest' epoca traboccante di ambiguità e conflitti sul tema. Non a caso uno tra i film oggi più festeggiati dagli americani è Precious di Lee Daniels, vincitore di una quantità straordinaria di premi (tra cui due Oscar), dove una teen-ager di 160 chili, povera, nera e perseguitata dalla violenza dei genitori, suscita un' empatia totale. La Mary de Il mio corpo elettrico non ha l' età di Precious, non condivide la sua razza né il suo status; ma il nucleo del suo dolore identitario è lo stesso, così come l' impotenza, la lacerazione e il senso d' essere diversa. È una donna così foderata di ciccia da non avere un osso che affiori: «Neanche l' ombra di una clavicola o di una scapola, nessuna sporgenza sulla mascella o sul ginocchio, niente nocche in rilievo, neppure una falange del dito mignolo». Però ha «un gran bel viso»: se lo sente dire fin da bambina, magari in modo compassionevole o sprezzante o allusivo «alla vergogna del suo corpo voluminoso, allo spreco di quegli occhi verdi e delle labbra a cuore». Mary è sposata con Jimmy Gooch, uomo di altezza colossale e ben dotato per natura, che conobbe nell' ultimo anno di liceo, quando fu magra in modo spettacolare per un periodo fugace (anche i cicli di magrezza passeggera, come il «gran bel viso, che peccato», appartengono al destino delle ciccione). Nel giorno del venticinquesimo anniversario del loro matrimonio Jimmy sparisce, si dilegua: distacco atroce per Mary, che è stata in tutto e per tutto dipendente dal compagno, vivendo apatica ed estranea a desideri, tuffata nella propria fame senza fondo, e allergica ai ritmi della vita al punto di non saper usare una carta di credito. Costretta a lasciare la provincia canadeseea partire per la California all' inseguimento del suo uomo, Mary percorre una tumultuosa iniziazione on the road, compiendo incontri forti e terapeutici e avviando un dialogo col prossimo che la conduce a se stessa. La presa di coscienza del suo corpo, e la perdita di peso, scorrono paralleli al suo abbandono dell' inerzia e al suo svincolarsi dal marito. Col suo stile terso, fluido e affettuoso, Il mio corpo elettrico è la tragicommedia del risveglio di una bella addormentata baciata dal principe della fiducia in se stessa. Ma mentre avanziamo verso la salute fisica e mentale di Mary, viene a mancarci la creatura mastodontica e oblomoviana della prima parte del romanzo, guida inquietante e tenera verso le nostre zone oscure, perché davvero in pochi, in questi anni avidi e convulsi, possono ignorare il nesso tra cibo ed emozione. In fin dei conti è più commerciale e convenzionale la Mary magra e "giusta" della fine, rispetto a quella trasgressiva e addict dell' inizio, che si denuda davanti alla finestra aperta per dare in pasto alla luce delle stelle il suo pancione e affonda nell' estasi del cioccolato gemendo di piacere erotico.

LEONETTA BENTIVOGLIO

 

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